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Catechesi
Parlare in modo chiaro e semplice di "comunità" è davvero difficile: ci si trova di fronte alla necessità di una scelta. Vorrei così dichiarare da subito a quali scuole mi riferirò, perché la mia scelta sia soggettiva, ossia possa spiegarne le ragioni, piuttosto che arbitraria, ovvero fatta in base ad un capriccio. |
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Giovedì Santo - Messa In Coena Domini
- 1/ VANGELO (Gv 13,1-15)
Si apre con questa pericope il cosiddetto Libro della Gloria. L'episodio avviene di notte (cf. 13,30), come l'esodo.
• 1/ La pienezza del suo potere
Vv. 1-3: È impossibile entrare nel merito delle differenze fa Gv e i sinottici circa la data e il carattere pasquale o meno dell'ultima cena di Gesù; certo Gv fa riferimento all'esodo, anche se sposta la data rispetto ai sinottici e la definisce una cena. Sapendo: Gesù ha piena consapevolezza della sua ora e del suo carattere di passaggio al Padre, e dunque del senso profondo sia della sua imminente passione (il verbo inusuale metabainô allude probabilmente alla Pasqua come passaggio) sia della sua vita intera; conseguenza di ciò l'amore per i suoi fino alla fine, in senso sia temporale sia qualitativo. Nel cuore della contraddizione storica (il diavolo è colui che accusa, che ostacola il cammino degli uomini), alla vigilia del dolore e dello scandalo, Gesù è consapevole di avere nelle sue mani tutto, e per volontà del Padre. Ha assoluta padronanza di se stesso, non è trascinato alla croce contro la sua volontà (in tutta la storia della passione, anzi, Gesù è l'unico dotato di spina dorsale); conosce origine ed esito della sua vita: si presenta nella pienezza del suo potere, non solo, ma tutta la storia dipende da lui. Vv. 4-5: Depose le vesti (secondo alcuni il mantello), simbolo del proprio ruolo e dignità, per scambiarle con una sorta di canovaccio o grembiule, e cominciare a svolgere uno dei servizi più ingrati - ma pur così necessari - in un'epoca di viaggi a piedi e scarse calzature. Si è a volte eccessivamente sottolineato che il gesto di lavare i piedi era dettato anche dall'affetto e dalla devozione, ma non si deve trascurare che esso era comunque appannaggio di persone ritenute sottomesse o inferiori (uno schiavo non ebreo, un discepolo, una moglie o figlia…); non si tratta dunque soltanto di un gesto di affetto umiltà, bensì di svolgere un servizio che in quella cultura era considerato proprio dei subalterni. Ecco perché il gesto di Gesù è anche una chiara allusione alla croce, che egli affronterà per amore e in cui sarà l'ultimo degli ultimi, e il Servo di Dio e dell'umanità intera.
• 2/ Il potere di servire
Vv. 6-11: Questo atteggiamento Pietro non lo capisce, non può accettare un gesto che ribalta i ruoli; le gerarchie, specie nei confronti di Gesù e dunque di Dio, ma di conseguenza necessariamente tra fratelli, per lui sono giuste e necessarie. Dietro il rifiuto del servizio che Gesù intende rendergli si intravede il rifiuto del suo modo di essere il Messia (cf. Mt 16,21-23), e in ultima analisi quello del modo di fare di Dio, che si fa servo, si offre ma non si impone. Lo capirai dopo: Pietro può morire per Gesù, ma non può lasciarsi servire da lui e servire per lui e come lui; è per questo che non può ancora neppure seguirlo (cf. 13,36-37); soltanto dopo il suo rinnegamento, la passione di Gesù e la sua risurrezione capirà, e finalmente Gesù gli dirà 'seguimi' (cf. 21,22) Aver parte significa condividere la sorte di qualcuno, ma anche aver diritto a una parte di eredità: chi non accetta questo stile di servizio non partecipa alla lotta per il vangelo, e non ripone il suo tesoro e la sua attesa fra quei 'beati' di cui è già ora il Regno di Dio. È discusso il significato dei vv. 10-11, in cui Gesù pone il suo gesto in relazione con la purificazione o con la sua pienezza; i Padri ne hanno molto discusso, a volte mettendolo in relazione con il battesimo, a volte separando le due cose. In 15,3 la purificazione è attribuita alla parola di Gesù come cosa già avvenuta; ma dato che essere puri significa che non vi sono ostacoli a frapporsi fra noi e Dio, si può comunque intendere che sarà con la croce che verrà tolto ogni ostacolo fra l'uomo e Dio e sarà portata a compimento l'unione tra Gesù e i suoi. Se non tutti sono puri, infatti, è perché vi è chi rifiuta Gesù, ostacolando da parte sua l'opera di riconciliazione del Padre, sebbene - colpevolmente - vi partecipi.
• 3/ Le vesti e il grembiule
Vv. 12-15: Potrebbe sembrare irrilevante, ma in Giovanni ogni minimo dettaglio può essere significativo: Gesù il grembiule non se lo toglierà più! Non lo riprende neppure quando ritorna alla posizione di uomo libero: sedette di nuovo, propriamente si adagiò di nuovo (a mensa). L'insegna del suo servizio rimane attributo di Gesù, e quanto egli sta per fare è il suo servizio ai fratelli. Sapete? Gesù è Signore, ma mettendosi alla pari (anzi al di sotto) dei discepoli, li innalza al suo stesso livello: se il Signore lava loro i piedi, sono signori anche loro; se egli è il maestro, devono imparare da lui. In 6,15 Gesù aveva rifiutato di essere fatto re: la signoria è nel porsi all'ultimo posto, come sta per affermare con eloquenza la croce, che sarà il suo massimo servizio al mondo.
- 2/ PRIMA LETTURA (Es 12,1-8.11-14)
• 1/ C'ero anch'io…
In cosa si differenzia questa sera da tutte le altre? (…) Schiavi noi fummo in Egitto, da dove ci fece uscire il Signore nostro Dio… è questo tuttora uno dei primi tratti della celebrazione ebraica (haggadà) della Pasqua; non si tratta di una mera rievocazione storica, bensì di quella che in termini liturgici chiamiamo attualizzazione, cioè del nostro personale inserimento in un fatto che ha avuto cronologicamente luogo in passato, ma che è attualmente presente e operante: come afferma Es 13,8, si celebra quanto ha fatto il Signore per me, quando sono uscito dall'Egitto! L'attuale racconto, fondendo insieme tradizioni diverse e distanti, riunisce la festa di Pasqua, che in epoca preisraelitica era una tipica festa dei pastori nomadi - e in cui l'immolazione di un agnello era considerata di benedizione per le greggi - con una successiva festa agricola delle primizie del raccolto dell'orzo (azzimi). L'unione fra le due feste sembra successiva alla riforma di Giosia (ca. 622 a.C.), ma la preoccupazione per l'esattezza della cronaca - così tipica (e sacrosanta!) della nostra epoca - non riveste la stessa importanza per l'epoca biblica; piuttosto, nella progressiva comprensione degli eventi dell'esodo, la storia stessa è una liturgia vissuta come anticipo di quanto sta per avvenire e poi comandata affinché questo avvenire - una volta divenuto 'passato' per i nostri occhi legati al tempo - continui a essere vivo e vitale, nell'eterno presente di Dio e nello sviluppo storico del suo piano.
• 2/ Una nuova era
Vv. 1-6: La liberazione segna per il popolo l'inizio di un'era nuova, caratterizzata dall'appartenenza a YHWH (segnata dall'immolazione dell'agnello) e da una nuova fraternità di popolo, come si può vedere non solo dal riunirsi di piccoli nuclei familiari (che potrebbe essere dettato soltanto dal bisogno rituale di non lasciare avanzi) ma soprattutto dal coinvolgimento dell'intera comunità nel sacrificio.
• 3/ Sperare sulla Sua parola
Vv. 7-8: Quello di immolare un agnello e segnarne con il sangue le tende sembra essere stato un antico rito per scongiurare un pestilenza: l'angelo della peste, vedendo il segno del sangue, passava oltre; dato che molti popoli rappresentano la peste con l'immagine di un angelo sterminatore, questa potrebbe essere la chiave per intendere la decima piaga, la morte dei primogeniti, ma nel nostro racconto l'accento è posto sulla fiducia nella promessa di YHWH. Non si tratta però di un semplice contrassegno delle case dei fedeli. Il sangue è la vita, l'elemento che rende viventi le creature (cf. Lv 17,11.14; Dt 12,23); significa la vita offerta in ubbidienza al comando di YHWH, che pone il segno della salvezza, e quindi del valore e della speranza, sull'esistenza (le case) di chi gli si affida; secondo alcuni, trattandosi della vita di un elemento della creazione, si può intravedere che Dio usa la creazione per realizzare la redenzione. Per lo stesso motivo si celebra preparandosi - o rivivendola - alla situazione di colui che si accinge a cambiare vita scommettendo sulla parola di YHWH, che apre alla speranza anche le nostre pagine più oscure; i cibi che ricordano la schiavitù, la fretta della partenza, le poche cose che ci si può portare dietro nella fuga…
• 4/ Passa YHWH
Vv. 11-13: Pasqua significa passaggio; più tardi, si indicherà il passaggio di Israele dalla schiavitù alla libertà e alla dignità di popolo, e poi quello di Gesù dalla morte alla vita, e il nostro alla sua vita eterna; ma all'origine vi è questo passaggio di YHWH attraverso l'Egitto - anch'esso suo, come tutta la terra - passaggio in cui morte e vita si separano e rivelano davanti alla sua presenza. E la presenza di YHWH implica la morte dei primogeniti egiziani e la salvezza di quelli ebrei [dobbiamo porre molta attenzione a non trasferire sui testi antichi la nostra sensibilità moderna: i figli erano tutt'uno con i genitori, e si considerava naturale che seguissero in tutto le sorti della famiglia; la comprensione della responsabilità morale personale è ancora ben lontana]. Probabilmente, dl punto di vista storico, si intende dire che la pestilenza fu tale che c'era un morto in ogni casa, ma bisogna considerare il particolare ruolo del primogenito nelle antiche culture del vicino oriente: si trattava di colui che avrebbe ereditato la gran parte dei beni e proseguito la storia familiare; in pratica, chi si oppone al disegno di salvezza di Dio si porta la morte in casa e si preclude il futuro (se YHWH vuole vita e libertà…) mentre chi si affida alla sua promessa può superare le peggiori burrasche della storia. V. 14: Si veda il punto 1.
- 3/ SALMO RESPONSORIALE [Sal 115 (116),12-13.15-18]
• 1/ Ripagare con la gratitudine
Vv. 12-13: È la domanda del credente: ci si rende conto non solo che nulla può ripagare i benefici del Signore, ma che ciò che noi possiamo offrirgli è già, in realtà, suo dono. Quel che possiamo fare è accogliere questo dono di YHWH, riconoscerlo come tale, goderlo e celebrarlo. Ci si è chiesti cosa sia il calice della salvezza, e le risposte sono state molteplici (da una coppa che si fa passare fra coloro che celebrano un sacrificio di comunione al calice del giudizio che Dio pronuncia sui peccatori, cf. Sal 75,9); la cosa a mio avviso più probabile è che si tratti di un calice preparato per una libagione sull'altare, in occasione di un sacrificio, unita all'invocazione del nome di YHWH. Per questo, forse, si intrecciano nel salmo l'aspetto personale e quello comunitario in un grido che si volge a YHWH attraversando tutto il salmo. • 2/ Servi, ma nati in casa! Vv. 15-16: Il tema della morte assume nel salmo una notevole intensità; forse si intende che la morte del giusto è cosa dura e costosa, che esige l'intervento vendicatore di YHWH; ma anche che la morte di chi affronta tutto con fiducia nel Dio vivente diventa qualcosa di prezioso in se stesso: è il riscatto dalla morte stessa, che non può più separare l'uomo da Dio e dai fratelli. Con la sua stessa esistenza, il martire è una lode rivolta a quel Dio il cui amore vale più della vita. La morte, che è la perdita per eccellenza, diventa affermazione della vita e del valore della fiducia. Essere figlio della ancella non è un semplice riaffermare la situazione di dipendenza del fedele; si intende che egli fa parte di un clan, che appartiene da generazioni a una famiglia: è una dichiarazione di affetto, fedeltà e intimità. Il credente, che ha rischiato di entrare in potere di quell'atroce padrone che è la Morte, riafferma la sua gioia di appartenere da sempre e per sempre a Dio.
• 3/ La salvezza partecipata
Vv. 17-18: Il finale è un grido di gioia, e la promessa dei sacrifici è il riconoscimento del Nome (del potere, dell'amore) di YHWH… l'adempimento dei voti (che era già stato annunciato al v. 14, e scandisce la risposta del credente all'opera liberatrice di Dio) non diventa soltanto il dovere di chi ha fatto una promessa e ricevuto una grazia, ma il logico sbocco di una vita che si è vista ricostruire dall'amore di quel Dio che ci salva e ci invia testimoni ai fratelli.
- 4/ SECONDA LETTURA (1 Cor 11,23-26)
Sono evidenti le affinità fra questa descrizione della Cena e quella di Lc, e le differenze rispetto a Mc e Mt (è difficile dire quale delle due sia più antica). Nell'impossibilità di sintetizzare i vari problemi esegetici, ci limiteremo a esaminare alcune caratteristiche del testo paolino.
• 1/ La notte della consegna
V. 23ab: I verbi ricevere e trasmettere (paralambanô e paradidômi) esprimono la catena di una tradizione che fa però capo al Signore, unica esprime origine di una tradizione cristiana che possa dirsi autentica. Nella notte in cui veniva tradito, o - più propriamente - veniva consegnato: il riferimento al tempo è fondamentale, in quanto la celebrazione cristiana non pretende di inserirci in un evento mitico, che continua a verificarsi eternamente fuori del tempo, bensì nella concreta storia della salvezza, quella che Dio realizza nel tempo e che si snoda attraverso la nostra vita quotidiana. Tradito/consegnato non si riferisce soltanto al tradimento di Giuda, ma abbraccia nella sua globalità l'avvenimento della morte/resurrezione di Gesù, dono supremo che Dio ci offre.
• 2/ La notte della consegna
Vv. 23c-25: Gesù ricalca il rito del pasto pasquale ebraico, in cui la benedizione non era un mero ringraziamento, ma aveva valore di attualizzazione e di impetrazione, introducendo però dei mutamenti significativi. Il pane e vino sono il segno della totalità della sua persona [si è molto scritto sulla mancanza del verbo essere nella formulazione aramaica che Gesù deve aver usato; a parte il fatto che nei testi greci esso è presente ovunque con un'unica eccezione, è opportuno ricordare che il pronome in ebraico e in aramaico acquista valore di identificazione (questo è proprio, è proprio questo) a seconda della sua posizione nella frase, costruzione che appare rispecchiata nei testi del NT] , ma anche, con l'implicito riferimento alla loro separazione, della sua persona in quanto donata. È per voi: l'espressione offerto in sacrificio nella liturgia cattolico-romana è un'aggiunta dei testi liturgici italiani; l'accento cade sul valore salvifico dell'offerta che Gesù fa di sé: nella vita e nella morte, egli è per i fratelli. In Paolo il corpo è in diretto parallelismo non con il sangue, bensì con l'alleanza. Questo particolare richiama due filoni dell'AT: il primo è rappresentato dalle tradizioni dell'Esodo (cf. Es 24,8), in cui l'alleanza è siglata con il sangue dei sacrifici; in questo caso, a siglare l'alleanza è invece il sangue di Gesù; si tratta quindi di un'alleanza ben diversa. Il secondo filone è quello profetico (cf. Ger 31,31-33), che prometteva un'alleanza rinnovata, anzi assolutamente nuova e basata sulla fedeltà di Dio al di là di ogni umana infedeltà. Il calice era segno sia della salvezza e della gioia (cf. Sal 16,5; 23,5; 116,13; Ger 16,7), sia del dolore e dell'ira di Dio (cf. Is 51,17; Mt 26,39.42 e par.) e soprattutto di partecipazione all'avventura di qualcuno (cf. Mt 20,22; Mc 10,38-39; in questo senso lo si usa ancora oggi nelle cerimonie nuziali). Fate questo: ecco perché nel duplice invito a ripetere il gesto, esso viene caratterizzato come memoria, cioè attualizzazione e non mero ricordo, e postula una vita improntata a quella di Gesù.
• 3/ La nostra Cena
V. 26: Paolo riprende a parlare in prima persona, traendo dalla tradizione che ha trasmesso due conseguenze diverse e collegate. La prima sottolinea ancora la realtà storica, concreta, conflittuale (la morte) di Gesù - forse contro certi entusiasti che a Corinto favoleggiavano un cristianesimo glorioso e disincarnato - inserendola proprio in quanto tale nell'orizzonte del piano salvifico divino, che si compirà nell'eternità (finché egli venga); l'eucaristia si colloca fra la croce e la piena attuazione del regno di Dio, al cuore della storia: non può essere trasformata in un rito vuoto e di evasione. Ne deriva la seconda conseguenza, l'importanza dell'aspetto conviviale verso i fratelli, soprattutto i più bisognosi e umili, che costituisce in realtà la cornice della nostra pericope (vv. 17-22 e 27-34). La comunità celebra, cioè si inserisce, in quell'azione di Gesù che ha in vista il Regno di Dio, il mondo nuovo in cui i poveri sono beati; accettare (mangiando e bevendo) il dono che Gesù ha fatto di sé e mettersi sotto la sua signoria, significa fare nostra la sua via di servizio, di dono, di offerta di dignità per tutti; il comportamento dei Corinti contraddice invece quello di Gesù all'ultima cena.
- 5/ ANNUNCIO Con la sua morte e resurrezione Gesù è uscito dalla sfera della nostra esperienza sensibile: l'eucaristia è il ponte che ci collega a lui, vivo nella gloria del Padre, e che al tempo stesso ci inserisce nell'offerta che Gesù fa di sé; in tal modo la nostra piccola vita «passa» dalla banale schiavitù della routine quotidiana a far parte della storia della salvezza. Spesso vorremmo che Dio si comportasse secondo i nostri modi di pensare, spadroneggiando, magari per far andare le cose nel modo che a noi sembra giusto; mangiando il pane e bevendo al calice (ecco perché in tante Chiese questi gesti simbolici sono così importanti e anche i fedeli non si limitano a comunicare soltanto con l'ostia, o soltanto a intingerla nel vino) esprimiamo la nostra comunione con Gesù e con la sua via di ubbidienza, mettendo la vita intera al servizio del Vangelo, insieme a tutti i fratelli, sulle orme di Colui che si è fatto Servo e si è dato per tutti, per conferire a tutti la dignità di persone libere da ogni giogo, di figli del Padre.
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Venerdì Santo
1/ VANGELO (Gv 18,1-19,42)
È impossibile riassumere in breve le ultime ore di Gesù, pronunciarsi sul suo "processo" o rendere ragione della teologia giovannea; mi limiterò ad alcuni fra i temi che Giovanni fa emergere.
LA SCELTA DEL FIGLIO - 18,1-14: In tutto il racconto Gesù assume un ruolo di protagonista: non ha desiderato la croce per un qualche impulso eroico o autodistruttivo, ma essa non gli è neppure 'caduta' addosso: egli si rende conto che la sua morte è il perno della realizzazione del piano di salvezza del Padre, e assume con coraggio e in prima persona la propria vocazione, evitando di coinvolgere sia gli amici (vv. 18,8-9), sia dei subalterni dei suoi stessi avversari (v. 18,11), rifiutando la violenza cui Pietro avrebbe voluto far ricorso (v. 10), e mettendo egli stesso in pratica quell'amore per i nemici che tante volte aveva insegnato.
Il Nazareno: nel testo greco: ton Nazôraion, il Nazirèo (persona temporaneamente consacrata), oppure Nazarenon, cioè di Nàzaret.
Sono io!: Non è una semplice dichiarazione di identità, ma rimanda al nome stesso di Dio in Es 3,14: Io sono (cf. Gv 6,20; 8,24.28.58; 13,19). Anche se in alcuni casi (ad es. 4,26 e 6,20) si può intendere semplicemente sono io (come fa qui la traduzione liturgica), il fatto che chi ascolta cada a terra fa pensare che l'espressione vada letta nel suo senso forte, di "terribile" proclamazione della divinità di Gesù.
È conveniente: è tipico dell'ironia di Giovanni che qualcuno profetizzi inconsapevolmente; in effetti, un uomo solo morirà per la moltitudine, ma in senso ben diverso: Gesù, la cui morte è stata decisa proprio quando ha reso la vita a Lazzaro (11,47-53) ha detto di essere la vita (11,50)!
ALLE PRESE CON LA PAURA - 18,15-27: Pietro consuma il suo tradimento in tre tempi, e in tre tempi Gesù glielo farà ritrattare (21,15-19); non è ancora in grado di comprendere la Croce; infatti, quando nell'euforia ha millantato di voler seguire a ogni costo Gesù, si è sentito rispondere che per ora non avrebbe potuto farlo (13,36-38); soltanto dopo la sua riabilitazione, quando avrà professato di voler bene a Gesù, di essergli amico e di comprenderlo, si sentirà rivolgere il comando Seguimi (21,6).
IL GIOCO DEGLI EQUIVOCI - 18,28-40: Il pretorio era la residenza del governatore romano (Pilato lo fu in Giudea nel 26-36 d.C.); mangiare la Pasqua significava partecipare al pranzo con cui veniva celebrata; questa festa (il cui nome significa passaggio) ricorda lo sterminio dei primogeniti egiziani, quando lo "Sterminatore" passò oltre risparmiando gli israeliti (Es 12,23), ma anche il passaggio dalla schiavitù alla libertà (Es 12,1-28.43-51; Dt 16,1-8) e la promessa della redenzione finale. Dopo quella già vista nel v. 14, continua la feroce ironia dell'evangelista; si sta per torturare a morte un innocente, ma non ci si preoccupa del carattere criminoso di un atto simile, bensì dell'impurità rituale che potrebbe comportare l'ingresso nell'abitazione di un pagano!
Vv. 30-31: Se costui…. non te l'avremmo consegnato: probabilmente, va tradotto in senso ben peggiore: se costui non fosse un criminale, non lo avremmo consegnato a te. A quanto sembra, la legge romana consentiva ai popoli sottomessi l'amministrazione della giustizia nei casi in cui non si prospettasse la pena di morte; perciò gli accusatori dicono a Pilato che le colpe di Gesù sono di tale gravità da comportare la pena capitale, e quindi esigere la sua consegna alla massima autorità del paese!
Vv. 33-38b: L'equivoco affronta ora il tema della regalità: c'è una regalità fatta di sopruso e una fatta di servizio… sarà soltanto sulla croce, che Gesù accetterà di avere sul capo un segno di regalità: una scritta beffarda ma, paradossalmente, vera! Ma l'ironia continua nella domanda sul senso della verità (alcuni traducono che cosa c'entra la verità?) sulle labbra di un giudice, che nella verità dovrebbe vedere la propria vocazione…
Vv. 38b-40: Brigante, o bandito: il termine lêstês (ladro) al tempo significava bandito, comune o politico. Ma il nome, Bar Abbà, figlio di (suo) padre, oltre a insinuare una possibile nascita illegittima, potrebbe voler contrapporre Gesù, figlio del Padre celeste, a qualcuno che è «figlio» delle nostre meschine e violente rivendicazioni, e indicare la continua scelta davanti alla quale la storia ci pone.
IL MARTIRE - 19,1-16: A quanto sembra, ai soldati era ampiamente concesso di divertirsi un po' con i condannati, specie se stranieri (e questi soldati appartenevano probabilmente a popoli avversi agli ebrei); è atroce che Pilato lasci che Gesù venga percosso e oltraggiato quando dichiara di ritenerlo innocente (v. 4), ma bisogna continuare a riflettere sulla scia dell'ironia di Giovanni: ecco l'Uomo!
V. 5: Chi è l'Uomo? Il soggetto, nel testo greco, può essere sia Gesù sia Pilato. Se si tratta di Pilato, si vuol insinuare dove la paura e l'interesse possano condurre qualcuno. Ma il racconto (compreso il beffardo mantello di porpora e la corona) fa pensare che l'espressione si riferisca a Gesù. Il termine usato è anthrôpos, che designa l'essere umano (uomo e donna). Ecco l'uomo: ecco come il peccato ha ridotto l'uomo (Gesù, ma soprattutto coloro che approfittano del loro potere), ma anche ecco cosa diventa un essere umano fedele a Dio e ai fratelli: qualcuno che, nella fedeltà a Dio e alla propria umanità, non si piega più neppure alla tortura e alla morte!
Vv. 10-11: Che qui Gesù riconosca origine divina all'autorità del governatore romano è assolutamente insostenibile: in greco potere è femminile e non può concordare con dato (che è neutro) dall'alto. Inoltre, la traduzione più adatta non è tu non avresti alcun potere su di me… Per questo…, bensì tu non potresti fa nulla contro di me… Quanto a questo… Con la presunzione del tiranno, Pilato dice a Gesù di averlo in suo potere; può fare di lui ciò che vuole (ma un giudice, non dovrebbe avere potere solo per la verità?); Gesù, con la fermezza del martire, gli risponde che Pilato potrà fargli soltanto quel tanto di male che Dio permetterà.
Vv. 13-16: Litòstroto significa lastricato, un pavimento costruito con lastre di pietra o marmo, dove era forse il seggio di Pilato. Non abbiamo altro re che Cesare. I capi dei sacerdoti non dovrebbero insegnare al popolo come YHWH sia il vero re di Israele? Ma l'arma della politica sposta la condanna dai suoi motivi religiosi. Il titolo Cesare designa l’imperatore romano; qui è Tiberio, imperatore nel 14-37 d.C. Pilato ha ormai paura di avere a che fare con qualcosa che religiosamente gli sfugge di mano (vv. 7-9), e può fargli perdere il (già precario) appoggio di Roma. E Gesù viene consegnato.
In realtà, ad esser stato giudicato non è Gesù. Sono Pilato, i capi, e il popolo che si lascia sobillare. In questa scena infame, l'unico ad avere davvero la statura morale dell'Uomo è Gesù! Lui, un gruppo di donne e il discepolo che Gesù amava sono gli unici a conservare la propria dignità: degli altri, chi scappa, chi rinnega, chi, confessando l'innocenza dell'imputato (v. 18,38b; 19,4), lo consegna per paura ai nemici…
IL RE - 19,17-22: La croce consiste probabilmente nel solo braccio orizzontale (a volte è definita semplicemente legno); il braccio verticale era già pronto, infisso nel terreno, vista la facilità con cui i romani usavano questa forma di tortura. Cranio: Il nome deriva probabilmente dalla forma della collina, o dal fatto che veniva usata per le esecuzioni. Re dei giudei: quella che doveva essere una piccola faccenda di provincia, viene registrata in tutte le lingue principali dell'impero, e malgrado le rimostranze dei capi, lo scritto rimarrà (altra traduzione possibile: quel che ho scritto, scritto resta): il linguaggio dell'amore è universale. Che ci piaccia o no, Gesù costituisce ormai la grande offerta che Dio rivolge agli esseri umani, di una vita completamente rinnovata, riempita di significato e collocata in un orizzonte universale.
LO SPOSO - 19,23-37: Una serie di velati accenni introduce il tema matrimoniale. Le vesti dei condannati facevano parte del bottino di spettanza dei boia, ma questa tunica tessuta dall'alto in basso (si insinua, nei termini greci, dal cielo alla terra) non può essere lacerata. Ciò che Dio ha unito, non sarà l'uomo a separarlo! Alcune donne stanno presso la croce. Impossibile precisarne nome e numero; il ruolo di Maria è visto in maniera diversa dalle diverse Chiese: vi è chi vede in questo estremo dialogo la maternità di Maria nei confronti della Chiesa, e chi invece preferisce vedervi l'adozione dei credenti provenienti dall'Antico Testamento (la Madre di Gesù) nella nuova Chiesa; l'accolse con sé: altre traduzioni: la prese in casa sua, la prese come (madre) sua. L'aceto potrebbe essere una sorta di vino drogato: un tentativo di alleviare le sofferenze del condannato (pare che le matrone usassero questo tipo di droga per pietà), ma si può anche metterlo in contrapposizione con il vino (simbolo dell'amore) che era finito (fra due novelli sposi!) e che Gesù aveva reso loro, assai migliore in 2,3; in tal caso potrebbe indicare l'odio con cui l'amore di Gesù viene ripagato. Il testo greco precisa che viene usata una canna d’issopo; si tratta di un semplice cespuglio, ma potrebbe avere un valore simbolico: in Es 12,22 l’issopo viene utilizzato per l’aspersione del sangue dell’agnello pasquale.
Consegnò lo spirito per alcuni significa semplicemente morì; per altri, è un riferimento alla nuova creazione che la morte (e resurrezione) di Gesù inaugurano, il compimento della rivelazione. Inoltre il gesto di chinare il capo fa pensare al profondo sonno del primo uomo, quando YHWH trasse da lui la donna (cf. Gen 2,21); l'accostamento è appoggiato dal termine pleura, usato dalla LXX nello stesso contesto per indicare la costola). Un ulteriore possibile tema matrimoniale compare nel sangue e nell'acqua che sgorgano dal costato di Gesù (vedi sotto).
IN ATTESA DELL'ALBA - 19,31-37: La vigilia del primo giorno della festa di Pasqua era il giorno della Parasceve o preparazione. In esso, fino alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C., si sacrificavano gli agnelli pasquali, ed era un giorno particolarmente solenne, in cui non si sarebbe potuta assolutamente trasgredire la legge che impediva di lasciare appesi a un albero i corpi dei giustiziati (Dt 21,22-23)… quella stessa legge che era già stata violata in ben più barbaro modo con la tortura e la morte di un innocente e di altre due persone! Dato il modo in cui si moriva sulla croce, spezzare le gambe ai condannati era un crudele gesto di pietà: impedendo loro di far leva sulle gambe per respirare, se ne accelerava la fine. Ma è forse significativo che i due siano ancora vivi: soltanto ora, che Gesù è morto, possono morire anche loro.
Il sangue e l'acqua sono simboli controversi; c'è chi riduce il fatto a un semplice fenomeno fisico, ma in genere vi si vedono i sacramenti, oppure l'amore (sangue) e la purificazione (acqua) realizzati dalla morte di Gesù, o la nascita della Chiesa, come sua sposa...
Vv. 38-42: Qui il tema matrimoniale raggiunge il culmine, e con esso quello dell'eternità dell'amore e della nuova creazione. I trenta chili (in greco: circa cento libbre; una libbra corrispondeva a circa 300 grammi) di aromi per imbalsamare sono una quantità spropositata; è chiaro che per i discepoli non resta che onorare Gesù, ma… l'orto/giardino era tema caro al Cantico dei cantici, il luogo dell'incontro tra gli amanti; inoltre non si parla della pietra (che verrà trovata tolta soltanto in 20,1): non vi è modo di 'sigillare' Gesù in una tomba.
Soprattutto, Gesù viene posto in un sepolcro nuovo: mai nessuna morte era stata come la sua. Per questo, nella mani del Padre, essa darà origine a una nuova vita, inedita e inaudita!
La resurrezione, infatti, mostrerà anche la croce per quello che è: non sconfitta, ma gloria, realizzazione del piano di amore incondizionato del Padre, che smaschera gli idoli e le false potenze di morte nel mondo. La spiegazione del dolore è in avanti (nell'amore per gli altri, nella resurrezione): questo è stato vero in Gesù e lo sarà per noi, di cui il Padre ha fatto la Sposa del Figlio.
2/ PRIMA LETTURA (Is 52,13-53,12)
È il cosiddetto Quarto canto del Servo di YHWH, e fa parte di quello che ora viene chiamato «Libro della consolazione» (Is 40-55), risalente a un anonimo profeta discepolo di Isaia, che scrive subito prima del ritorno dall'esilio. Presenta contatti con le Lamentazioni e la figura di Geremia.
YHWH RIBALTA LA STORIA - 52,13-15: Due discorsi di Dio (52,12-15 e 53,11b-12) incorniciano il brano, annunciando per il Servo un destino glorioso e felice dopo la sua sofferenza subita per amore e in solidarietà con i fratelli. Il personaggio del Servo è discusso: si tratta di un individuo misterioso (eventualmente martire), del profeta stesso o di Israele nel suo complesso (ma il profeta potrebbe, a sua volta, rappresentare tutto Israele)?
COME AVREMMO POTUTO CREDERLO? - 53,1-3: A parlare è un gruppo (noi), che racconta gli eventi come già accaduti; hanno compreso il destino del Servo come frutto della loro colpa e origine della loro salvezza. Sembrava impossibile cogliere con l'esperienza umana (occhi, orecchi, stupore e terrore davanti al volto sfigurato, cf. Gb 2,12-13 ) quanto YHWH ha compiuto: ribaltamento ed esaltazione. Abituati a vivere nella banalità quotidiana, hanno constatato l'irruzione della potenza di Dio. V. 53,2: Davanti a lui: altri davanti a noi, o davanti ai suoi (antenati).
QUEL CHE SAREBBE SPETTATO A NOI! - 53,4-11a: Il contrasto è simile a quello del libro di Giobbe: si pensa che qualcuno sia punito da Dio, e invece…. Costoro, che si sono lasciati abbagliare dalle apparenze, comprendono che la colpa era dalla parte di chi respingeva e torturava il Servo, e che tale sofferenza 'guariva' proprio chi si riteneva giusto e degno mentre commetteva ingiustizia (v. 8): in un misterioso progetto di amore, qualcuno ha scelto di far sue le colpe dei fratelli, anziché prendere le distanze da loro. Il Servo non si difende, come aveva fatto Geremia (17,18; 18,23). Ebbene, il tal modo si riunisce il gregge sperduto (v. 6). A differenza del testo ebraico, nel Targum (traduzione e reinterpretazione aramaica dell'Antico Testamento) il Servo è interpretato in senso messianico, ma poi si cerca di escludere l'aspetto della sofferenza, che viene attribuita ai nemici da lui sconfitti. V. 9: si parla della sua tomba (interessante il parallelo fra empi e ricco, forse per un'assonanza dell'ebraico, o per un rapporto con la violenza e l'inganno); sembrerebbe troppo tardi per rovesciare le cose, ma…
PAROLA DI YHWH - 53,11b-12: Ora appaiono la verità e la fecondità dell'opera del servo. L'unico Servo giusto (o innocente) è contrapposto ai molti, cioè alla moltitudine dei salvati, senza che si affronti la questione dell'universalità di tale salvezza. Assai giustamente la liturgia cattolica, riprendendo le parole di Gesù durante l'ultima cena, interpreta per tutti. Nel testo si parla di morte e resurrezione in senso proprio, o si usano metafore per indicare un destino che, dopo un rifiuto iniziale, prevede una glorificazione? Quando il Deuteroisaia scriveva non pensava a Gesù, ma egli ha corrisposto, a questo misterioso messaggio. Gesù è stato il Servo; dunque il Figlio di Dio è stato il Servo, e in lui lo è stato YHWH stesso!
Molti temi verranno ripresi nella narrazione della Passione e in 1 Pt 2,22-25, a proposito di Gesù… e per amore di un nemico!
3/ SALMO RESPONSORIALE [Sal 30 (31TM), 2.6.12-13.15-17.25]
Il Salmo intreccia affermazioni di fede per una salvezza già ricevuta e rappresentazioni delle difficoltà, del dolore e degli insulti subiti; la figura dell'orante (forse ispirata a Geremia) è quella di una persona che, sebbene provata da molte sofferenze, rimane fedele al suo Dio e ne ricambia l'amore.
YHWH È LEALE - Vv. 2.6: YHWH è il rifugio perché la sua giustizia consiste anche nel non abbandonare il debole. Per questo è chiamato fedele o leale. Dal v. 6a, come è ripreso in Lc 23,46b, è tratta l'antifona.
COLUI CHE TUTTI DISPREZZANO... - Vv. 12-13: È sopportabile il disprezzo dei nemici, non quello di parenti e vicini, in un villaggio in cui tutti si aiutano e dipendono gli uni dagli altri! La disgrazia del Salmista è tale che egli incute quello stesso orrore e ribrezzo che all'epoca incuteva un cadavere, e viene considerato qualcosa da buttar via.
MA NON YHWH! - Vv. 15-17: ma: ecco la parola chiave: qualunque cosa accada, la fiducia è riposta in Dio; tu sei il mio Dio significa, che YHWH è Dio per me, che da lui solo dipende la mia vita e che egli ha già dimostrato di essere il Dio più potente di qualunque sopruso, colmo di tenerezza (nella traduzione misericordia) che lo spinge a far splendere il suo volto, espressione fortemente liturgica con cui si dice che Dio mostra ogni benevolenza e offre ogni benedizione a chi si affida a lui.
CORAGGIO, PERCIÒ! - V. 25: In precedenza (v. 24) si invitavano i fedeli ad amare YHWH. Ed ecco ora riuniti i tre atteggiamenti fondamentali: amore, fede, speranza…. ne nasce la forza di affrontare la vita; quanto è avvenuto nel credente, liberato dal colmo dell'angoscia, e segnatamente in Gesù, liberato dall'angoscia della morte stessa, è motivo per chiunque condivide la speranza in YHWH di affrontare con serena fortezza le traversie della vita.
4/ SECONDA LETTURA (Eb 4,14-16; 5,7-9)
IL PONTE FRA DIO E NOI - Vv. 4,14-16: La lettera agli ebrei si pone il problema di come Gesù (di stirpe non sacerdotale, e morto in maniera tutt'altro che sacrificale) possa essere il sacerdote, colui che crea il ponte fra Dio e noi. L’intera sezione intende mostrare come il suo sacerdozio sia non soltanto reale, ma superiore a quello antico (cf. v. 5,10: un sacerdozio nuovo non legato al tempio ma piuttosto all'alleanza con Abramo); uno dei motivi è il fatto che Gesù è cittadino del cielo in quanto Figlio di Dio, e cittadino della nostra terra in quanto compassionevole, provato da ogni nostra debolezza… tranne una, proprio quella che aveva interrotto la comunicazione fra il Padre e noi: il peccato! Così egli, che in quanto uomo, e senza mai tradire la sua realtà umana, si affidò totalmente al Padre, ha potuto attraversare i cieli portandovi - redenta - la nostra fragilità umana. Nel NT il vocabolo sympatheô (simpatizzare) è molto raro; qualcuno propone una derivazione da sympaschô, (soffrire, sopportare con qualcuno). Accostarsi è termine spesso usato per il peccatore che si accosta a Dio: ora, con piena fiducia!
FU ESAUDITO - Vv. 5,7-9: È un terribile commento alla scena del Getsemani e della Passione (soprattutto in Mc). Si discute il senso dell’espressione esaudito per il suo pieno abbandono a Dio. In che senso si può parlare di esaudimento? C’è chi – considerando che la preghiera di Gesù di essere esentato dalla croce è l’unica sua preghiera non esaudita – propone addirittura di correggere sebbene fosse Figlio, pure nella sua angoscia non fu esaudito. Un’altra interpretazione collega l’espressione a quanto la segue: poiché temeva Dio, ...imparò; altri ancora: fu liberato dalla sua paura/angoscia per la sua pietà/ il suo timor di Dio/reverenza verso Dio… Ma il suo pieno abbandono può essere inteso come disponibilità filiale al disegno del Padre! Non dell'ubbidienza di chi sottostà a un ordine arbitrario, ma della docilità di chi si affida a Qualcuno nei cui progetti di amore ha fiducia, perché lo conosce! Essere sommo sacerdote implicava offrire sacrifici: ebbene, Gesù ha offerto se stesso: non si tratta più della sua semplice disposizione all'ubbidienza, come Figlio, ma della sua ubbidienza realizzata nella tragicità della nostra storia! Perciò fu reso perfetto (egli che già lo era come Dio) nel suo essere il Figlio fatto essere umano. Il Padre ha esaudito Gesù non con un atto di privilegio (eludere la morte, mancando così alla sua missione), bensì glorificandolo e dando fecondità alla sua opera (Pietro Lombardo, Calvino): così la vita di Gesù è divenuta vita per tutti noi, moltiplicandosi (tutti coloro che gli ubbidiscono).
X X X
Veglia pasquale
- 1/ VANGELO (Lc 24,1-12)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
La tradizione che identifica Luca con il medico amico e discepolo di Paolo di cui si parla in qualche lettera (cf. Fm 24; Col 4,14; 2 Tm 4,11) va considerata con estrema cautela, anche se è facile individuare nel testo le tracce della predicazione paolina. Dai suoi scritti (Vangelo e Atti) risulta che l'autore deve essere un cristiano - probabilmente un greco - convertito dal paganesimo, dotato di una notevole cultura e con una vocazione di storico (anche se non nel senso moderno); infatti egli cerca di collegare la storia di Gesù con la storia universale, e spesso trae spunto per le sue considerazioni da eventi contemporanei; tale collegamento si deve anche al fatto che Gesù è presentato come il salvatore del mondo (non solo come il Messia di Israele), e come colui che esprime in particolare il volto misericordioso di Dio. È evidente che, rispetto alla prima predicazione cristiana, i tempi sono mutati (il Vangelo viene in genere datato agli anni 70-80 soprattutto fra gli studiosi protestanti; molti di quelli cattolici si orientano intorno agli anni 60-62); all'attesa di una prossima parousia, con il suo rinnovamento cosmico, subentra la difficoltà di essere cristiani in un mondo che di Vangelo non vuol saperne.
B. CONTENUTO
Perché cercate tra i morti colui che è vivo? È questa la risposta dei messaggeri in vesti splendenti (il bianco è infatti nella Bibbia il colore della resurrezione); naturalmente era più che ovvio cercare un cadavere in una tomba, ma vivo indica un livello di vita completamente diverso (risorto). Bisogna (gr. dei) può indicare ciò che deve avvenire perché Dio lo ha deciso oppure - come in questo caso - ciò che è inevitabile: la solidarietà di Gesù con noi fino alla fine ha reso inevitabile la sua persecuzione, ma la decisione di Dio ha deciso che chi muore per amore sconfigge la morte stessa. L'irruzione della forza divina genera paura, a causa della nostra incredulità. Ma l'annuncio che tale presenza porta nuova vita trasforma queste donne che avevano seguito Gesù fino alla croce in annunciatrici della sua vittoria.
- 2/ PRIMA LETTURA (Gen 1,1-2,2)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Testo di origine sacerdotale, che forma una sorta di introduzione all'intero AT.
B. CONTENUTO
Il Dio che Israele aveva incontrato nel corso della sua storia si presenta ora anche come il Dio della creazione dell'universo; un caratteristico verbo ebraico (bara’), che è riservato all'attività di YHWH, lo mostra mentre chiama all'esistenza le cose con la forza amorevole della sua parola; i singoli giorni sono scanditi dall'approvazione divina. In questo mondo fatto di bellezza spiccano tre relazioni che fungono da perno: la relazione fra Dio e gli esseri umani (uomo e donna sono creati entrambi a immagine di Dio e non vi è fra di loro alcuna subordinazione; si noti che adam non è il nome proprio di Adamo, ma indica la persona umana), quella fra gli esseri umani fra loro e quella fra gli esseri umani è la terra. Il verbo yrd non indica infatti un dominio dispotico bensì il governo di chi dovrà rendere conto delle sue azioni. In tal modo la coppia umana rispecchia l'attività creatrice di Dio. Secondo la tradizione ebraica, quella della creazione è la prima notte menzionata nella veglia pasquale.
- 3/ SALMO RESPONSORIALE [dal Sal 103 (104TM)]
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Inno di lode, che elogia la grandezza della creazione; molto discussa l’epoca di composizione.
B. CONTENUTO
L'uomo guarda meravigliato e sbalordito il mondo più grande di lui e vi vede la bontà di un Dio che si china amorevole su tutte le creature. Si noti il v. 26 (non previsto dalla liturgia di oggi) dove Leviatàn, uno dei grandi mostri marini, è stato creato perché YHWH giocasse con lui o per divertirsi: l'uomo è rappresentante di Dio nella creazione, ma ciò non toglie che il creato abbia un rapporto diretto con il Signore e che l'utilità che l'uomo ne trae non esaurisca il suo significato.
- 4/ SECONDA LETTURA (Gen 22,1-18)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Il testo appare molto costruito, probabilmente in epoche successive e con l’apporto di diversi strati di tradizione, fra cui l’Elohista. Contrariamente a quanto ora sembra, il racconto originario (che probabilmente si rifà a una narrazione pre-israelitica) intende spiegare perché YHWH NON voglia sacrifici umani. Il tema dei sacrifici di bambini è tutt'altro che chiarito, ma di certo Israele li ha sempre considerati come una sua tentazione. Ebbene, YHWH stesso ha fermato la mano di Abramo (mentre non fermerà le nostre, quando ci consegnerà Gesù). È chiaro che a una mentalità moderna la stessa idea di una prova di questo genere appare ripugnante e sarebbe la dimostrazione di una religiosità assolutamente estranea al cristianesimo; bisogna però contestualizzare il racconto all'epoca in cui è stato inserito nella Bibbia e che certamente non vedeva nei bambini persone di pieno diritto come facciamo (o dovremmo fare) noi oggi. Secondo la tradizione ebraica, questa è la seconda notte menzionata nella veglia pasquale, la notte della fede.
B. CONTENUTO
In questo quadro quello che spicca è l'assoluta fiducia in YHWH; Abramo sembra sapere già che quel figlio gli verrà restituito (ci prostreremo e poi ritorneremo). Nell'attuale economia della Bibbia il racconto serve a dimostrare come Dio sia in grado di adempiere le sue promesse a dispetto di qualsiasi opposizione. La promessa che ha rivolto ad Abramo sembra fallire per tutta una serie di motivi: la sterilità di Sara (16,1), i trucchetti di Abramo per salvarsi la pelle (12,10ss) e ora addirittura la morte del figlio che avrebbe dovuto realizzarla; ebbene, anche in questo caso YHWH sa salvare la situazione e rilanciare il suo piano.
- 5/ SALMO RESPONSORIALE [dal Sal 15 (16TM)]
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO Inno di fiducia e di professione di fede, da collocare secondo molti studiosi negli ultimi tempi della monarchia.
B. CONTENUTO
Nelle mani del Signore il salmista si affida con piena fiducia; la situazione può apparire disperata, ma chi appartiene al Signore, anziché agli idoli (il testo è oscuro), può affrontare qualsiasi difficoltà; non solo il futuro che Dio ci prepara è pieno di dolcezza (immagine della coppa), ma si adombra la speranza di una comunione che non sarà distrutta da nulla, neppure dalla morte.
- 6/ TERZA LETTURA (Es 14,15-15,1)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Nella Bibbia un miracolo non è tanto qualcosa che sfida le leggi della natura, quanto un evento in cui non si può fare a meno di vedere la bontà e la potenza di Dio. In tal caso, qualsiasi spiegazione si dia del miracolo del mare è una rivelazione di come Dio sappia realizzare i suoi progetti di salvezza, anche là dove l'uomo non vedrebbe altro che strade sbarrate. In natura infatti vige la legge del più forte, e una grande civiltà organizzata e militarizzata come quella egiziana poteva avere facilmente la meglio su un piccolo gruppo di sbandati, per quanto ben guidati potessero essere; da quando in qua si vede la natura mettersi al servizio della libertà del più debole? Secondo la tradizione ebraica, quella dell’esodo e della liberazione è la terza notte menzionata nella veglia pasquale, nelle tenebre del cosmo e della storia.
B. CONTENUTO
Così Dio comincia mostrarsi come il Dio che fa vivere nel deserto. Il mare che si richiude sul faraone mostra la rottura assoluta con un passato di schiavitù, e anche la follia di ostinarsi nel negare i diritti dei fratelli: significa portarsi la morte in casa. Ora Dio ci condurrà verso la realizzazione delle sue promesse.
- 7/ CANTICO (Es 15,1-6-7.17-18)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Inno di gioia e di riconoscenza per la liberazione incredibile.
B. CONTENUTO
La salvezza è stata appena sperimentata. Contro nemici arroganti e apparentemente invincibili, Dio ha mostrato la sua potenza e fedeltà; il popolo gli si può affidare con piena fiducia: se egli regna per sempre, per sempre sarà liberatore.
- 8/ QUARTA LETTURA (Is 54,5-14)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Un discepolo del grande profeta dell’VIII secolo predica la liberazione, probabilmente a Babilonia, verso la metà del sec. VI.
B. CONTENUTO
L'immagine sponsale è una delle più diffuse e delle più tenere per indicare i rapporti fra Dio e noi. La nostra infedeltà rischia di distruggere il patto, ma l'amore di Dio, assolutamente gratuito, non cessa mai di richiamarci e recuperarci. Anche se nella storia le conseguenze del male sembrano a volte far pensare che Dio ci abbia dimenticati o respinti, egli ci promette un futuro in cui l'amore non sarà più soggetto all'infedeltà e potrà essere pienamente goduto. La grande fedeltà del suo amore è palese appunto nella notte di Pasqua. Secondo la tradizione ebraica, la quarta notte menzionata nella veglia pasquale è la notte del Messia, con il quale Dio sarà per sempre lo sposo del sui popolo.
- 9/ SALMO RESPONSORIALE [dal Sal 29 (30TM)]
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Ringraziamento individuale per la salvezza da una malattia; epoca presumibilmente tardiva.
B. CONTENUTO
L'orante ha attraversato l'angoscia e sperimentato la salvezza ad opera di Dio; legge tale esperienza come un ritorno dalla tomba nella quale stava per essere calato. Yhwh ha completamente ribaltato la situazione e gli abiti di penitenza diventano vesti di danza esattamente come ribalterà la morte in vita per Gesù. “Come l’uomo è irrazionale nell’odio, cos’ Dio è irrazionale nell’amore (G. Ravasi)! (Da tale esperienza sorgono necessari e spontanei il canto e la proclamazione a tutti, con una lode incessante e perenne.
- 10/ QUINTA LETTURA (Is 55,1-11)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
È il capitolo con cui si chiude il Deuteroisaia e che ne riprende i temi fondamentali.
B. CONTENUTO
L'incoraggiamento, l'invito a un eccezionale banchetto cui sarà invitato chi non avrebbe i mezzi per procurarsi cibo, l'assoluta gratuità del dono di Dio, la promessa di essere "a tavola con lui" in un'intimità che non avrà fine: tutto ciò è assolutamente al di sopra di qualunque aspettativa e prospettiva umana; le vie di Dio, proprio come il suo amore, distano dalla nostra piccineria quanto la terra dal cielo. La parola di Dio che con la sua potenza aveva creato il mondo, crea ora la salvezza: caratteristica della parola di YHWH è compiere quanto esprime; quello che opera è il bene: come pioggia e neve danno pane così la sua potenza dà salvezza.
- 11/ CANTICO (Is 12,2-6)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Sono incerti la datazione e l’autore di questo inno, posto a chiusura del libro dell’Emmanuele.
B. CONTENUTO
Con un riferimento al cantico di Es 15,2, si cantano la gioia e il conforto che si provano quando Dio interviene; ciò chiede di diventare annunciatori affinché tutti possano conoscere le sue opere. La prima parta canta la riconoscenza di chi è stato liberato (e che interpreta la sua sofferenza come dovuta alla collera di YHWH), la seconda - di tono più lirico - canta la gloria di Dio.
- 12/ SESTA LETTURA (Bar 3,9-15.32-4,4)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Sorta di poema sapienziale, scritto - come tutto il libro - da un autore anonimo, presumibilmente (ma senza alcuna certezza) fra il I e il II secolo a.C.; il nome di Baruc è legato ai temi dell’esilio.
B. CONTENUTO
L'ascolto è per Israele un atteggiamento costante e fondamentale dell'uomo. Serve a comprendere la parola di Dio, a mettere in pratica i comandamenti e a capire il senso del suo piano. Ricordare un passato pieno di fallimenti ha l'unico scopo di mettere in evidenza la necessità dell'ubbidienza e della fiducia, cioè a mantenersi nella sapienza. Tale sapienza diventa addirittura personificata in diversi passi dell'AT (Prv 8,1-36; Sir 24,1-22) e vive sulla terra tra gli uomini. La sapienza sarà identificata in Gesù stesso, e in lui, ancor più che nell'ubbidienza, è la gioia del popolo di Dio.
- 13/ SALMO RESPONSORIALE [dal Sal 18 (19TM)]
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Inno alle due grandi opere di YHWH, la creazione e la rivelazione della Torah, composto in fasi diverse partendo probabilmente da un arcaico inno al sole.
B. CONTENUTO
Quella che noi chiamiamo legge (pensando a un obbligo, se non addirittura a una costrizione) è per Israele il segno della fedeltà di Dio che indica il cammino donando così gioia e speranza; per questo vale più dell’oro e per questo è più dolce del miele. Nel NT la ‘legge’ è rappresentata dalla vita e dalla morte di Gesù, e proclamata ai credenti nelle beatitudini.
- 14/ SETTIMA LETTURA (Ez 36,16-28)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Nato fra il 622 e il 605, fu probabilmente sacerdote, ma - deportato - non poté esercitare il ministero. Non è certo se questo capitolo risalga a lui o sia stato aggiunto in un secondo tempo, a Babilonia o a Gerusalemme.
B. CONTENUTO
Il popolo si è causato da solo la propria rovina (la sconfitta e l’esilio) con l'infedeltà. Ma Dio rimane fedele e non si lascia scoraggiare dal male dell'uomo. La parola castigo sulle sue labbra può essere severa ma non è ma l'ultima parola; non solo: YHWH si serve di questo tragico momento della storia per aprire la conoscenza di sé e del suo amore anche ai nemici del suo popolo (e come tali suoi ‘nemici’) che avevano pensato che egli l'avesse abbandonato. Inoltre, Dio agisce per amore del suo nome: ciò significa che perdona e salva, anche se il popolo è rimasto in fondo quello che era e non ha imparato molto dal castigo (come dimostreranno i fatti del ritorno dall'esilio). Il popolo era stato disperso e quindi prima di tutto occorre raccoglierlo; poi gli viene ridonata la sua terra, ma perché possa vivervi fedele all'alleanza bisogna che Dio lo purifichi donandogli un cuore nuovo e uno spirito nuovo, che il cuore di pietra divenga di carne, tenero e fedele come quello di YHWH; tutto ciò è evidentemente al di là delle nostre possibilità, ma non di quelle di Colui che ci ama.
- 15/ SALMO RESPONSORIALE [dal Sal 41 (42TM)]
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Questo lamentazione dà inizio al secondo libro dei Salmi, il cosiddetto Salterio elohista (Sal 42-83TM), nel quale il tetragramma YHWH è sostituito dal nome generico Elohim (Dio), per motivi ancora assai discussi. Dubbia è anche la collocazione storica del Salmo, anche se il linguaggio farebbe forse propendere per un’epoca post-esilica.
B. CONTENUTO
Grandissimo è il bisogno che noi abbiamo della presenza di Dio. Siamo fatti per lui, e lontani da lui la nostra vita non ha direzione né significato, somiglia alla disperata corsa di una cerva che cerca acqua ma trova il fiume disseccato. Potersi accostare all'altare del Signore, cioè vivere in intimità con lui, costituisce la più grande gioia delle creature. Ma anche se a volte facciamo esperienza dell’apparente assenza di Dio, dell’esilio, della lontananza da lui, possiamo aver fiducia che Egli ci verrà incontro e che potremo godere la salvezza.
- 16/ EPISTOLA (Rm 6,3-11)
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
L’epistola, scritta da Corinto intorno al 57/58, intende stabilire contatti con la comunità di Roma, che Paolo ancora non conosce; per questo motivo egli vi inserisce alcuni motivi (come la discendenza davidica di Gesù) cui di solito non attribuisce molta importanza, ma questo non toglie che nella lettera faccia uso anche di toni lirici e appassionati. È l’ultima in ordine di tempo delle lettere attribuite con certezza all’apostolo.
B. CONTENUTO
Il battesimo (inserimento in Cristo) ha il duplice significato di una rottura con il passato, che non significa soltanto combattere la nostra tendenza al male, ma rompere con gli schemi e i modi di vita di un mondo che si oppone al Vangelo, e nascere alla vita divina, quella vita che Gesù risorto ha già in sé pienamente sviluppata e che mette in germe anche in noi, affinché, dando luogo già qui a un'esistenza diversa (vita nuova, crocifissione dell'uomo vecchio), fiorisca nell'eternità. Il doppio simbolo dell'acqua, che lava e che dà la morte ma anche la vita, esprime questo duplice valore di purificazione e di vita nuova. La nostra valutazione della vita e della storia deve sempre tenere conto che noi siamo chiamati a servire e testimoniare dopo la resurrezione di Cristo.
- 17/ SALMO RESPONSORIALE [dal Sal 117 (118TM)]
A. CONTESTUALIZZAZIONE E GENERE LETTERARIO
Ringraziamento per la vittoria dovuta all’amore e alla fedeltà di YHWH. Si riferisce quasi certamente a una liturgia (forse per la festa delle Capanne, ma veniva usato a Pasqua, come ultimo salmo dell’Hallel), e il cantore, quasi certamente una persona qualificata, si inserisce nel contesto di un’azione liturgica.
B. CONTENUTO
L'amore di Dio e la sua pietà non hanno mai fine. Il salmista invita Israele a proclamare la bontà di Dio dopo aver sperimentato la potenza con cui egli compie grandissime meraviglie, ribaltando la sorte dei suoi fedeli. Dio sa cogliere con il suo sguardo ogni creatura, anche le più piccole che noi disprezziamo, e l'uomo viene liberato dall'angoscia e dalla paura, compresa quella della morte.
Teodora Tosatti |
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Una ricorrente domanda: quanti sono i sacramenti?
Sette, come presso le Chiese cattoliche, o due come presso le Chiese protestanti? Naturalmente, ci sarebbero da fare discorsi particolari per ogni sacramento, ma mi limito a una considerazione generale... Il problema del numero (non quello del valore) dei sacramenti non costituisce una questione dirimente nell'ecumenismo; cercherò di spiegarne i motivi.
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Chiunque sia battezzato e riconosca Gesù come Signore e Salvatore dell'umanità, può ricevere l'Eucaristia. Questa viene distribuita a tutti sia sotto le specie del Pane che del Vino obbedendo al comandamento di nostro Signore "prendete e mangiatene tutti...", "prendete e bevetene tutti". " Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui" ( Matteo 26,27-29; Marco 14,23; 1 Corinzi 10,21; 11,25-29; Giovanni 6,53-54). |
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Per meglio spiegare la nostra identità, in Italia è, forse, più facile il confronto con la Chiesa Cattolica Romana, confessione alla quale appartengono la maggioranza degli italiani e che gode di prestigio ed autorevolezza.
TABELLA COMPARATIVA CHIESA DI ROMA - CHIESA VETERO-CATTOLICA
| CHIESA | CATTOLICA-ROMANA | VETERO-CATTOLICA | | STRUTTURA | monarchico-assolutista
| democratica (sinodale-episcopale)
| | VESCOVO DI ROMA (IL PAPA) | infallibile (il dogma dell'anno 1870)
| fallibile - (infallibile è tutta la Chiesa)
| | SACRAMENTI | 7
| 7
| | SUCCESSIONE APOSTOLICA | sì
| sì
| | SACRAMENTO DEL MATRIMONIO DEI SACERDOTI | no (dall'anno 1139 il celibato è diventato obbligatorio)
| sì
| ORDINAZIONE SACERDOTALE
DELLE DONNE | no
| sì (dall'anno 1997)
| | SANTA COMUNIONE SOTTO LE DUE SPECIE | i sacerdoti sempre, i fedeli in base alla decisione del vescovo diocesano
| tutti sempre
| | CONFESSIONE DEI PECCATI | individuale
| collettiva e individuale
| | DIVORZIO | no
| nuove nozze, per casi particolari, previa dispensa del vescovo
| | CONTRACCEZIONE | no
| libera coscienza dei coniugi
| | SCOMUNICHE | sì
| no
| | VITA MONASTICA | sì
| sì
| | ACCESSO ALLA SANTA COMUNIONE | solo per i membri della Chiesa di Roma
| per i battezzati di tutte le Chiese Cristiane
| | ECUMENISMO | sì
| sì
| | CONCELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA | proibita con i ministri delle altre Chiese Cristiane
| permessa con i ministri di tutte le Chiese Cristiane con la successione apostolica
| | BENI MATERIALI | permessi
| permessi, ma in Italia non possiede dei beni materiali e nemmeno è aiutata regolarmente dall'estero
| | MANTENIMENTO DEI PARROCI | ricevono uno stipendio mensile
| in Italia devono svolgere anche una professione civile per il proprio mantenimento
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